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Di Davide Cialente

 

Sabato scorso, intorno alle 18:30, sono andato a casa di papà aju Torrione, quella dove ho vissuto per 33 anni. Andando via, vedere i riflettori dello stadio accesi mi ha risvegliato ricordi bellissimi. Con la neve illuminata mi sembrava di essere tornato a quel 23 Dicembre del 2000,quando uscii di casa con -8 per godere del 2-0 al Giulianova nella ghiacciaia del Fattori.

E a dispetto del vestito bianco che aveva indossato la città e dell’arietta frizzantina, ho ripensato alle amichevoli estive delle 20:30, alla curiosità di vedere i nuovi acquisti, la nuova divisa, farsi coccolare dalle aspettative, dai sogni e dai proclami, ai primi turni di Coppa Italia, la Lodigiani, il Castel di Sangro, il Chieti…una volta venne addiritura il Botafogo e le busco’ pure…poi guidando verso l’ospedale il top dei ricordi assurdi : anno di grazia 1998, i fratelli Sanderra riportano tra i professionisti, dopo un testa a testa logorante col Rieti e la Samb terza in classifica, molesta come un’avvisaglia di turbolenza intestinale quando esci la prima volta con la quatrana che ti piace, L’Aquila dei bomber Boccia e Cosa e del mitico Cagnale.

A fine Maggio parte la romantica poule scudetto, gironcino a tre e poi eliminatorie. Io che ero andato tutto l’anno allo stadio già pregustavo la passerella gioiosa delle maglie rossoblu, ma che succede? Mi ammalo. Con la febbre alta. Ma cazzo, l’ inverno bene e po’ arriva l’estate e te frega…che sardamellò. Morale della favola, resto a casa e senza internet mi metto alla finestra per cercare di captare qualche segnale. Osptitavamo qualcosa di umbro, Narnese, Orvietana, Gubbio, non vorrei dire il maledetto Gualdo Tadino…mentre i cori un po’ ovattati facevano da colonna sonora allo spettacolo del pezzettino di castello e al susseguirsi degli stop delle macchine che raggiungevano la Fontana luminosa, l’altoparlante annuncia : Ha segnato per L’ Aquila il numero nove Gianniii Bocciaaa! E poi basta. Avrei dovuto aspettare il Centro del giorno dopo per la conferma e i dettagli. Superato il girone uscimmo con un rovinoso 4-1 dalla Sanremese, e mi persi la gara di ritorno perché avevo un esame di tedesco, e giustamente giocarono alle 16:00 di mercoledì…arrivai solo in tempo per sentirmi dire che l’1-1 finale aveva decretato il game over.

Io non lo so, se é una cosa normale accompagnare gli eventi della propria vita a quelli di una squadra, vederla con gli occhi di Homer che vede l’ aragostina, vederci riflesso lo splendore di una citta’ unica, lasciare che i suoi risultati influenzino il tuo umore, permetterle di farti prendere freddo, pioggia, purghe e farti spendere soldi e tempo…ma dopo quella sala parto del San Salvatore e la donna stupenda che era lì a lottare per amore, e a pari merito con l’incontro con Steve Harris, le emozioni più intense so arrivate daju pallo’.

Quindi è la cosa giusta.

IMMOTA MANET.