La nebbia e la palude

alfonso

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdi 13 marzo corrente anno, sono passato dal C.A.S. al progetto
C.A.S.E. Il lettore
non aquilano va introdotto nella neolingua post 6 aprile.Il linguaggio
è l’espressione e la metafora di una realtà tutta costruita intorno
all’emergenza e per molti anni a venire. Apparentemente richiama
autori come Philip Dik o Ray Bradbury, magari Orwell. Tuttavia ha
risposto e risponde ad una massima di Nietzche: “Non esistono fatti ma
solo interpretazioni”. L’espressione massima della neolingua e del
nuovo potere commissariale è stato l’on. Silvio Berlusconi e il suo
proconsole: Guido Bertolaso. Non disperando poi giunse il piccolo lord
fiorentino. Nel breve giro di posta stabilì la sua verità, il suo
racconto, il suo orizzonte politico economico. Il suo potere
commisariale, coniugò lo stato d’eccezione, il potere amministrativo
contabile, alla sua smisurata potenza economica e mediatica,
annichilendo aquilani e l’intera nazione. Dal canto suo Il Pd e la sua
adesione alle politiche neoliberiste accondiscendevano allo scenario
incombente. Condividevano molte delle scelte di allora: erano in un
certo senso “invidiosi” dello sfoggio politico, di Silvio dei suoi
innumerevoli amori e dell’idem sentire con l’Italia e la popolazione
aquilana, erano diversi quelli che apettavano il nuovo miracolo
aquilano. Dopo San Pietro dal Morrone la nuova aurola a san Silvio da
Arcore. Il miliardario ridens pur non amato dai poteri nazionali e
sovranazionali edificò lo stato di eccezzione modulandolo su un
preciso mondo di interessi e sull’unica ideologia dominante.
L’economicismo sfrenato ed a regole compartecipate. Rigorosamente si
percorrevano i rumori di una crisi finanzista incombente e le esigenze
di consenso e appagamento affaristico dei ceti dominanti italiani.
Berlusconi in quel preciso momento storico rappresentava la mediazione
possibile. Era bravo, telegenico, e si rendeva disponibile per la
città almeno una volta al mese in alcuni casi anche due. Insomma ci
sapeva fare. Renzi nonostante la sua giovane età, di Rignano(Firenze)
e pur dichiarando che L’Aquila è nei suo pensieri non ha ancora fatto
un giro a volo d’uccello su qul che rimane. La Pompei moderna, trama
dalle pianure circostanti.Il rampollo della super potenza europea è
troppo impegnato nel demolire i diritti degli ultimi. Nella crisi
globale il giovane Matteo, ha rappresentato e rappresenta l’elemento
di congiunzione e di innovazione per le classi dominanti italiane e
soprattutto europee. La linea d’ombra che congiungeva ambo gli
schieramenti li ha definitivamente volti a suo favore. Il PD è il
partito nazionale più social liberista e regressivo capace di
perseguire le politiche di un recente passato ma con un passo
decisamente più spedito. La crisi come ricatto e sospensione della
vita, ma nello stesso momento come capacità di controllo di una
popolazione stremata ed impaurita. Qui più che altrove. L’invenzione
delle politiche di austerità le sue propaggini di legge ed
amministrative costituiscono forme di divisione, di dispersione di
sfiancamento di una popolazione ormai sfiduciata, convinta, che per
questa città non ci sia più futuro. Non si vive si sopravvive. In
molti se hanno possibilità e coraggio, scappano, fuggono. E tuttavia
la quotidianità ha una sua perseveranza perversa e
obliterante,obnubilante. I soldi ci sono, vanno spesi subito e bene,
abbiamo bisogno dell’ennesima legge(sarà la terza la quarta?) per la
ricostruzione, abbiamo la necessità delle schede parametriche, e se
qualcuno vuole aggiungere parametri, zizzanie non ha che da proporre.
L’asse centrale neanche fossimo in procinto di creare un’opera di
“romana” memoria. L’uso della comunicazione è sapientemente
centellinata: “come disse l’acqua al marmo dammi il tempo che ti
buco”. Il maestro ha fatto scuola. Certo vedersi superare da infanti
provoca una certa invidia. Ecco quindi servito il nuovo ordine
commissariale. Un sistema occulto, paludoso, e tuttavia efficace.
Questo cambio di passo, con l’acutizzarsi della crisi, lcon e sue
politiche recessive, i ritardi nella ricostruzione fisica, sociale e
morale si innervano tutte nel PD nazionale e locale. Per cui tutte la
fraseologia politica aquilana su C.A.S, CASETTE, Case di Berlusconi,
affitto concordato, Fondo immobiliare, Porta Barete, viaggi più o meno
seri, asse-centrale, andiamo in “B” o play-off, le frazione non
partono o altre minkiate del genere, è tutta subalterna a questo
sistema di potere che ha la sua massima espressione nella Troika e
nelle sue politiche di bilancio. Se solo avessimo un sistema
democratico e di massa e non un trumvirato, allora, e solo allora
bisognerebbe mandare in malora governo nazionale e locale. Questo
ordine nazionale e locale è tutto prono e supino a questo politiche
regressive e devastanti. Altro che grandi opere, fonte di
malversazione corruzzione e devastazione di interi paesaggi, la vera
grande opera è la ricostruzione di questo pezzo d’Abruzzo. Per farlo
bisogna intraprendere la strada che recentemente ci ha indicato il
popolo greco. Rompere la gabbia dei trattati europei. I soldi spesi
per questa opera di rinascita non vanno né elemosinati ne giustificati
presso Bruxelles, né la Busdenbank, o la BCE. Ma tutto questo oggi
appare un sogno un miraggio. Ma occorre tentare, occorre avere
coraggio politico e rompere con il PD e tutto il suo sistema. Tutta la
gestione dell’emergenza è tutta nelle mani del partito più europeo
italiano. Il PD è un organismo acefalo disposto ad accettare qualsiasi
comando che risponda “alla cantilena ci chiesto è dall’Europa”. Per
questo prima ci si allontana da queste politiche meglio è per noi ma
anche per che pensa di ricavarne un qualche vantaggio.

 

Alfonso De Amicis