La visita di Salvini a Bologna voleva essere un’istigazione al razzismo

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L’arrivo di Matteo Salvini a Bologna voleva essere una provocazione e un’istigazione al razzismo e ad un atteggiamento xenofobo verso chi è considerato diverso. A questa provocazione il Prefetto doveva vietare l’autorizzazione di ingresso di Salvini al campo Sinti di via Erbosa che non aveva l’obiettivo di verificare le condizioni del campo ma di forzare la mano nella nostra Regione – e in piena campagna elettorale – ad una politica che si gioca sui temi dell’istigazione alla violenza verso chi è più vulnerabile, sul respingimento dei migranti, sulla lotta sociale tra poveri.

Che si trattasse di una provocazione è stato evidente: Salvini non è neanche mai arrivato al campo ma si è fermato a fare una conferenza stampa ed è lì che ha espresso con parole e nei fatti la prepotenza e l’arroganza verso la cittadinanza che non accetta questo degrado culturale, politico e sociale di cui Salvini è esponente. È mancata una risposta dalla politica e dalle istituzioni che dovevano vietare questa provocazione di Salvini. C’erano ragioni di ordine pubblico testimoniate anche dal massiccio dispiegamento di forze dell’ordine davanti agli ingressi del campo, il Prefetto non doveva acconsentire la visita. Ci sono ragioni di gravità politica, di sdoganamento di chi può permettersi di istigare odio e violenza contro i diritti delle persone: per questo il Sindaco Merola doveva prendere con atto formale una posizione contro la visita di Salvini che non ci risulta aver fatto.

E invece oggi i cittadini di Bologna, senza distinzione, hanno respinto un’iniziativa xenofoba, è stata la risposta civile contro il razzismo, dove è mancata gravemente una risposta delle istituzioni e della politica. I presenti al presidio hanno denunciato l’escalation dello scontro sociale come conseguenza ad una crisi gestita dal PD al governo nazionale e regionale che non dà risposte adeguate ma crea una frattura nella società aumentando le disuguaglianze e la contrapposizione. Noi come Altra Emilia Romagna eravamo oggi al presidio per respingere la politica di Salvini, al fianco dei cittadini che chiedono un’alternativa democratica e di solidarietà alla crisi. Ci associamo all’appello dei cittadini di Bologna presenti al grido “gli unici respingimenti che vogliamo sono quelli alla xenofobia e al fascismo”. Denunciamo il grave gesto di aggressione di Salvini nei confronti dei cittadini che hanno respinto la logica del razzismo ed esprimiamo solidarietà verso le persone che sono state investite dalla macchina di Salvini e hanno riportato traumi.

Margherita Romanelli, Lorenzo Alberghini, Claudia Candeloro

Candidati al Consiglio Regionale per L’Altra Emilia Romagna.