Contro i post

 

 

idea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono in molti a considerarsi post: postmoderni, postindustriali,
postfordisti, postcoloniali, postmarxisti, postmaterialisti,
postoperaisti ecc. Non si considerano contro, ma moderni, alternativi,
democratici. A chi, come me, che non si considera post di niente, spesso
viene rivolto a mo di insulto di essere antico, nostalgico, un
relitto storico che non ha ben compreso le magnifiche sorti e
progressive della società globalizzata. Globalizzata un corno! Di
globalizzato c’è la versatilità capitalistica la sua sfuggevole
territorialità il consumismo spasmodico dall’altro lato nella terra di
sotto siamo in presenza di una apostasia culturale e sociale senza
paragoni. Era più globalizzato il mondo intorno al periodo della
grande di quanto non lo sia oggi, e però la propaganda vuole che sia
il contrario. E’ possibile essere contro i post senza essere
nostalgici?
Una accusa che ti piomba addosso appena torni ad utilizzare le
categorie classiche del marxismo, come comunismo, lotta e coscienza di
classe. E tuttavia oggi siamo in presenza di una quantità enorme di
lavoro salariato di uno sfruttamento della natura delle sue risorse
senza scrupoli, di un rinvigorimento del lavoro servile, di un ritorno
allo sfruttamento del lavoro minorile. Ritornano le immagini di
Charles Dickens del suo Oliver Twist dello sfruttamento nel lavoro e poi
negli asili caritatevoli dei fanciulli poveri. Nella refezione devi
accontentarti della ciotola di minestra e guai a chiederne un po di
più. I benefattori griderebbero allo scandalo. Siamo tornati
velocemente nell’Inghilterra dell’800. Per questo è giusto parlare di
lotta di classe. Perché la classe non è solo questione di coscienza ma
è vera e propria sostanza sociale, è comunità di destino che ha
attraversato intere generazioni e che attraversa le generazioni
attuali.

 

Alfonso De Amicis