La tristezza di una città

 idea
I segnali sono molti e inequivocabili. Vanno tutti nella direzione della depressione e della mortificazione. Dallo sport, dal costume, dagli aspetti culturali, dal senso della vita e della storia.Tutti remano decisamente verso una società dal futuro incerto. Da molto tempo sono assente dallo stadio Comunale. Le ultime passioni risalgono alla presidenza Circi. Periodo che ha coinciso con i cambiamenti strutturali e di marketing del calcio italiano. Scompariva il vecchio modello di Nereo Rocco, Collesi(tecnico jesino) Arnaldo Leonzio per fare posto alla modernità di Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi.
Scompariva il contropiede per far posto alle ripartenze. L’uso delle parole non è neutro. Anche nel nostro piccolo ci siamo accomodati su percorsi in cui la lungimiranza e la “coltivazione” dei vivai, dei giovani talenti, appariva ai più cosa superflua e poco remunerativa. Così si è andata avanti tra delusioni e disillusioni. Fino al giorno in cui una persona poco telegenica e comunicativa ma con i vecchi canoni tipici degli allenatori alla Nereo o alla Enzo Bearzot non è approdato in una città martoriata e desiderosa di piccoli riscatti, di ricomporre sogni infranti. Giovanni con il suo linguaggio di uomo di provincia ha costruito realtà e sogno. L’inizio di questa stagione non esaltante, tuttavia recuperabile, (vinci due partite e ti ritrovi con 12 punti in classifica. Zona promozione.)hanno portato al suo licenziamento senza giusta causa. Nessuno che si assuma la responsibilità di scelte sbagliate avvenute nella costruzione della squadra.
Di positivo la stima della città e della Curva. Le pagine dei giornali e dei social-network si occupano costantemente di nuovi amori. Chiudono fabbriche, chiude la Mercedes con 15 licenziamenti, la ricostruzione latita, ma…siamo messi a conoscenza di vecchi amori che si infrangono e nuovi che sorgono come gli amanti del telefono di Trilussa. In una continua ricerca di appagamento, senza essere mai sicuri di essere soddissfatti la nuova coppia si offre al mercato delle emozioni. Ma qunte volte ci si innamora? Così risponde Bauman “Non esiste una regola. Il punto è che ogni singolo amore, come ogni morte è unico. Per questa ragione nessuno può imparare a ad amare, come nessun uomo può imparare a morire. Benché molti di noi sognino di farlo e non manca chi provi a inseganrlo a pagamento.”  In una società ridotta a marketig spesso la politica offre il meglio di se attraverso il linguaggio del gossip. Faccio notare che spesso tutto ciò somiglia molto a quando i sudditti accorrevano sotto i balconi e acclamavano i propri tiranni. Oggi tutto viene mediato dalle volubili facce di facebook con possibili ritorno di pubblicità-progresso. Che questa città sia avvezza a pardigmi di tipo fortemente gerarchico è osservabile anche dalle vicende del Vera.
A dispetto di una Costituzione, tra le più progressive del pianeta, siamo sicuramente un paese tra i più privatistici in assoluto, forse solo gli Stati Uniti possono vantarsi come unici al mondo. Ma anche in quel paese come in altri esistono limiti invalicabili rispetto ad alcuni beni comuni che si considerano universalistici e inalienabili. Certamente l’acqua è un bene prezioso, inestimabile e inalienabile. La legge Galasso considera l’acqua un bene prezioso da sottoporre a vincolo paesaggistico un bene pubblico essenziale che nessuno può causargli danno e pregiudizio. Le inestimabili risorse idriche vanno preservate. Ma anche l’art. 822 del codice civile stabilisce la demanialità idrica in modo chiaro ed esaustivo. Se vogliamo anche la storia di Tempera che sta tutta attorna all’acqua chiarisce il senso del rapporto tra privato e bene pubblico infatti nei catasti antichi così si dice: “…L’ordine cistercense andava diffondendo in tutta Europa l’industria della carta, dei metalli, della lavorazione dei panni e della macinazione del grano,… tutte basate sull’utilizzo dei mulini ad acqua, usati solo su corsi a portata costante…..
A Tempera avevano la massima attenzione a non derivare acqua dal fiume per interesse privato, perchè la diminizione della portata d’acqua avrebbe arrecato danno alla produzione dei mulini”. Tutto lascia considerare che un simile trattato sia stato scritto dagli estensori del referendum “Acqua bene Comune”. Per verità va aggiunto che gli astanti non sono a conoscenza delle singole proprietà anche perché ignari di cartografia e di catasto geometrico. Oggi, spesso si perde il senso della misura storica. Forse anche per questo facciamo fatica ad intravedere un futuro realizzabile.
Alfonso De Amicis