IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA

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dagli aderenti al 2° documento del XVII Congresso CGIL – L’Aquila

 

Anche a L’Aquila, in occasione del XVII Congresso CGIL, si è costituita la mozione congressuale n. 2: “Il sindacato è un’altra cosa”.

Noi sentiamo l’urgenza e abbiamo più che mai bisogno di un sindacato vero, che  dia forza e autorevolezza ai tanti che ancora si battono per un Sindacato di classe e democratico. Un sindacato che combatta la rassegnazione e che lotti per garantire a tutte e tutti qualità e dignità nelle condizioni di vita e di lavoro. Protestano commercianti, artigiani, i tanti rovinati dalla crisi mentre il mondo del lavoro è muto per colpa della passività dei gruppi dirigenti sindacali, quasi fossimo dei privilegiati che non hanno nulla da rivendicare. Invece i governi continuano con le politiche di austerità che distruggono tutto e servono soltanto alle multinazionali, alla finanza e alle banche, mentre noi ogni giorno che passa siamo più poveri e più sudditi. La precarietà è ormai la condizione comune di tutto il mondo del lavoro. Chi più chi meno, tutti sono diventati precari e la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati stanno tornando indietro di decenni.

Le donne pagano il prezzo più altro, sulla fatica e sulla salute, sui ritmi e sui tempi di lavoro, sul salario e sulle pensioni, nella loro stessa vita.

I ricchi diventano sempre più ricchi, la casta politica, i grandi manager e i burocrati conservano tutto il loro potere, ingiustizie, corruzione e prepotenza dilagano.

In questa situazione la CGIL non ha fatto tutto quello che poteva e che doveva fare e non incide più su nessuna delle decisioni di governi e padroni che ci riguardano. 

Infatti ha voluto ostinatamente inseguire l’unità con i vertici sindacali di Cisl e Uil, ha acconsentito alla progressiva riduzione della democrazia interna ma anche nei luoghi di lavoro, non ha ostacolato o almeno convintamente contrastato i numerosi provvedimenti economici e politici che hanno determinato l’attuale disgregazione sociale.

E precisamente: le disastrose politiche economiche imposte dall’ “Europa dell’austerità” ad unico vantaggio di banche e monopoli,  la legge Fornero contro pensioni e pensionati creando gli esodati, la cancellazione, di fatto, dell’art. 18 che tutelava dai licenziamenti ingiusti (vogliamo ricordare  che 3 milioni di persone, molti appartenenti anche ad altri sindacati, il 23 marzo 2002 avevano gremito il Circo Massimo con le bandiere della CGIL per difendere quell’art. 18). Inoltre il peggioramento degli ammortizzatori sociali, il dilagare della precarietà, la privatizzazione dei servizi e del patrimonio pubblico, i contratti bloccati da anni per i lavoratori pubblici, i contratti nazionali ed aziendali peggiorativi nel settore privato  firmati nella maggioranza anche dal nostro sindacato. Tutto questo era inevitabile? No. E sarebbe bastato che la Cgil avesse sostenuto, anche con i Governi delle “larghe intese” Monti e Letta, quel movimento sindacale di massa che fino al 2011 ha impedito lo “sfondamento” del governo Berlusconi contro diritti e contratti (ricordiamo come esempio la straordinaria partecipazione della nostra provincia alla manifestazione regionale di Teramo nello sciopero nazionale del 06 settembre 2011!). E sarebbe bastata un’autonoma strategia di rivendicazioni e di lotte che imponesse una vera svolta sulle scelte industriali ed economiche: altro che l’orribile “pareggio di bilancio” inserito in Costituzione!  L’evidente caduta di indipendenza del gruppo dirigente della Cgil verso i nuovi governi ha invece fatto passare le loro politiche liberiste ed in più ha creato sconcerto e rassegnazione in buona parte della base sindacale, che ben comprende l’abisso tra una mobilitazione costruita per lasciare il segno ed una costruita per difendere solo formalmente il ruolo sindacale (a partire dal mancato contrasto alla devastazione  delle  pensioni).   In  una  discesa  senza  fine,  in  cui  nessuno  discute  e  decide democraticamente (né i lavoratori, né gli iscritti, né gli Organismi territoriali e nazionali), si è arrivati al   “Testo Unico”   Cgil-Cisl-Uil   e   Confindustria   del  10  gennaio   scorso,  talmente  impresentabile da  mettere  in  crisi  lo  schieramento del  Documento  congressuale  di  maggioranza:   applicazione obbligatoria anche degli accordi in deroga; il testo non vincola le organizzazioni sindacali ad utilizzare  il suffragio  universale  come  metodo  democratico;   i sindacati  ed  i delegati aziendali in disaccordo riceveranno multe e perdita di diritti; i sindacati nazionali in disaccordo saranno in minoranza nelle “commissioni miste” chiamate a far loro da giudice! Questo accordo viola  lo Statuto della Cgil (vedi il ricorso al Collegio Nazionale di Garanzia presentato da un Dirigente Nazionale) e addirittura anche la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso luglio, dove si sancisce che non si possono condizionare la rappresentanza e i diritti sindacali all’obbligo della firma degli accordi!

Il modello che Marchionne voleva imporre alla FIOM, sconfessato dalle lotte operaie e dalla Corte Costituzionale, rientra ora dalla finestra grazie a questo accordo arbitrariamente firmato dalla dirigenza nazionale della CGIL. Tutto ciò ci ha spinto ancor di più ad aderire al 2° Documento congressuale, con l’urgenza di contrastare le scelte dell’attuale gruppo dirigente e contribuire alla costruzione di una strategia sindacale di massa all’altezza della presente crisi irrisolvibile del capitalismo. E’ infatti nostra convinzione che il continuo e progressivo arretramento non crea un argine difensivo, ma prepara la strada alla perdita di credibilità e di un vero e qualificante ruolo sociale di tutto il sindacalismo confederale.

E’ di questi giorni la notizia delle richieste ricattatorie della Electrolux contro quei lavoratori e contro il lavoro in generale. Pertanto, chiedendo il sostegno, invitiamo tutte e tutti ad approfondire le proposte del documento della mozione congressuale “Il sindacato è un’altra cosa” di cui, di seguito, elenchiamo alcuni titoli: 1) Contro l’Europa dell’austerità e del Fiscal Compact; 2) Lotta alla disoccupazione, alla precarietà, al declino del sud; 3) Pensione pubblica e giusta per tutte e tutti; 4) Nuova scala mobile, salari e contrattazione; 5) Contro il degrado della condizione di lavoro; 6) No alla svendita della sicurezza, della salute e dell’ambiente; 7) Fermiamo lo smantellamento della sanità, dei servizi sociali e l’attacco permanente al lavoro pubblico; 8) Per la scuola pubblica, la formazione e il diritto allo studio; ma anche Fisco ed evasione, privatizzazione e svendita dei beni comuni, diritto alla casa, per la pace e contro le guerre, per i diritti dei migranti e per un sindacato democratico e di lotta.

Vogliamo sottolineare l’importanza di ostacolare il Fiscal Compact che dal 2015 pretenderà straordinarie ed ulteriori annuali  manovre fiscali che inevitabilmente ridurranno i finanziamenti da destinare alla ricostruzione materiale e sociale dell’Aquila, dell’intero cratere, ma anche di tutte le zone flagellate dai disastri ambientali e/o causati dall’insipienza della politica.

La battaglia per la democrazia è la strada maestra per far rinascere un Sindacato di classe, autonomo e rappresentativo.

Occorre subito maggiore partecipazione, più contrattazione e maggiore autonomia culturale: proponiamo che le esperienze negoziali, le conoscenze dei lavoratori e la cultura antiliberista siano messe in rete e diventino un prezioso patrimonio collettivo e operativo dando vita, almeno una volta all’anno (a partire dal prossimo settembre), alla Conferenza Territoriale CGIL delle delegate e dei delegati appartenenti a tutte le categorie per far crescere consapevolezza e capacità rivendicativa.-